Dialogo con la politica

Dialogo con la politica   di Sara Cirone.

Abbiamo somministrato una nostra intervista ad alcuni politici di orientamenti diversi e abbiamo inaspettatamente scoperto che le nostre domande li mettevano tutti d’accordo perché hanno risposto in modo molto allineato tra loro, allora ne abbiamo liberamente tratto alcuni spunti di riflessione universali sulla sostenibilità. Vi riportiamo di seguito questi pensieri sostenibili condivisi

Il valore del PIL
Nel modello sostenibile, il PIL – pur essendo un indicatore significativo sullo stato di salute generale dell’economia – non può legittimamente “fotografare” il grado di sostenibilità raggiunto da una data società. Risulta quindi inadeguato per valutare la qualità dello sviluppo del benessere delle persone e della tutela del patrimonio ambientale e naturale. Piuttosto, i fattori indispensabili per il futuro di un Paese sostenibile, competitivo e al passo con i tempi sono la ricerca, lo sviluppo, l’innovazione e la formazione. D’altra parte, parlando di consumi e di benessere, l’equazione astratta “più consumi uguale più crescita e quindi più benessere per tutti” è ormai obsoleta e sbagliata perché trascura il profilo qualitativo dei modelli di vita sia delle persone che dell’ambiente.

Il modello sostenibile e il modello della decrescita di Latouche
Il modello della decrescita di Latouche, basato sulla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, rappresenta in sé un modello inadeguato in quanto legato comunque a una concezione meramente quantitativa dello sviluppo. Diversamente dal modello sostenibile, appare utopico e non realizzabile. Quest’ultimo invece può legittimamente rappresentare il futuro sviluppo economico, con la premessa – tuttavia – di una riorganizzazione culturale, scientifica e politica della vita sociale.

Il ruolo delle imprese nel modello sostenibile
Come nel modello economico tradizionale, anche nel modello sostenibile, le imprese realizzano profitto, da raggiungere però nel rispetto di requisiti etici e nella consapevolezza di esercitare responsabilità sociale. Inoltre, se nel modello tradizionale le imprese possono diffondere innovazione, saper fare e socialità, nel modello sostenibile le imprese esercitano un ruolo strategico di diffusione di comportamenti e modelli.

Attori sociali
Non possiamo distinguere fra attori primari e secondari nella responsabilità dell’attuazione del modello sostenibile. Risulta utile, tuttavia, che i soggetti che realizzano concretamente comportamenti sostenibili agiscano in sinergia tra settore pubblico e privato, tra i diversi livelli e funzioni, in una prospettiva comune di progettualità. In particolare, occorre una piena condivisione del livello micro sociale, che deve essere convinto motore di questo processo.

La pervasività economica nella nostra società
Bauman ha teorizzato la società liquida. Weber aveva descritto un tipo di agire, quello strumentale, come quello della sfera economica. Col tempo, l’economia ha oltrepassato i suoi argini ed è arrivata a fluire ovunque. In futuro, la sostenibilità può cambiare questa situazione di pervasività economica, modificando i modelli organizzativi, le tecnologie, le relazioni.

Globalizzazione e localizzazione
Localizzazione versus globalizzazione, oppure localizzazione e globalizzazione. Nel discorso locale-globale, la sostenibilità incentiva un’economia come la nostra, che contemporaneamente è fortemente radicata nel territorio, eppure – allo stesso tempo – risulta in gran parte globalizzata. La nostra economia, in altre parole, cresce tradizionalmente nei nostri territori e agisce tuttavia nel mercato globale.

Agenda ONU 2030
Il Goal più urgente nel frame sia nazionale che globale è il rispetto per l’ambiente che ci ospita. Purtroppo, gli effetti di un comportamento dissennato negli anni sono ormai evidenti. Occorre investire maggiormente nella tutela dell’ambiente, con la sinergia dei principali attori economici internazionali. Ugualmente, un punto critico è l’accrescersi delle disuguaglianze, a tutti i livelli, con una necessità impellente di decodifica e dialogo con la diversità.

Per un modello condiviso
Per un modello condiviso, abbiamo immaginato che non ci sia politica, ma solo un interesse universale e umano partecipato ai temi della sostenibilità. Per questo, abbiamo scelto di non apporre etichette partitiche, ma di realizzare un discorso e un dialogo costruttivo al di là delle distinzioni ideologiche, per una riflessione olistica sui temi significativi per la nostra civiltà.

Con questo approccio tutti sono d’accordo: piuttosto che cercare di cambiare i politici che sia arrivato il momento di cambiare la politica? 

1Commento
  • Giuseppe Bruni

    28 febbraio 2018 at 10:35 Rispondi

    Complimenti, Sara,bellissima iniziativa. E utile. E soprattutto di grande interesse nella ricerca di un convergere di opinioni su temi cruciali per un cambio di modello di sviluppo e di approccio alle problematiche che esso pone. E’ certamente di natura “politica” Attiene ed agisce sul sistema di potere, dei poteri. L’auspicio è che i politici che si sono dichiarati concordi con l’impostazione che hai loro sottoposto, siano poi conseguenti. Ci sarà da chiedergliene conto! In ogni caso è stata davvero una iniziativa di grande valore, da protagonista di un epocale processo di cambiamento.

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