Il Report Integrato e gli attori del cambiamento mondiale

Il Report Integrato e gli attori del cambiamento mondiale     di Andrea Ragazzini.

Il NIBR (Network Italiano Business Reporting) e l’Università Cattolica del Sacro cuore in collaborazione con IIRC (International Integrated Reporting Council) hanno presentato il terzo convegno nazionale “REPORTING INTEGRATO E NON-FINANCIAL INFORMATION TRA GOVERNANCE E CREAZIONE DI VALORE” presso l’Aula Pio XI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano il giorno venerdì 23 febbraio 2018 dalle ore 9.15 alle ore 16.50.

La diffusione del Report Integrato e gli attori coinvolti
Il Report Integrato, quale sistema di rendicontazione non-finanziaria, sta attraversando un cruciale momento evolutivo, rilevante sia dal punto di vista delle sue applicazioni concrete all’interno delle comunità economiche mondiali, sia dal punto di vista della sua regolamentazione e interpretazione a livello internazionale. L’evento organizzato dal NIBR, che rappresenta la naturale prosecuzione dell’attività di studio e ricerca avviata nel 2012 su queste tematiche, ha fatto prepotentemente emergere l’attenzione che gli Organi nazionali e internazionali di regolamentazione, nonché gli Istituti bancari e assicurativi, le Università, le Associazioni di categoria, le grandi, medie e piccole imprese e le organizzazioni economiche e non-economiche in genere stanno riponendo in questo fenomeno, mettendo in luce la sua importanza per lo sviluppo del panorama economico e sociale nazionale e internazionale.  

La creazione di valore nel pensiero integrato
Il Report Integrato porta l’attenzione delle imprese e degli investitori verso tutti gli elementi di creazione di valore all’interno delle organizzazioni. Come afferma infatti Stefano Zambon, Segretario Generale NIBR e Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università di Ferrara, il tema cruciale che le imprese sono chiamate ad affrontare è la concreta capacità delle organizzazioni di creare valore, per tutti gli stakeholder nel breve, medio e lungo periodo. Le risorse intangibili oggi diventano fondamentali per la creazione di valore nel mondo delle imprese, alla luce degli attuali scenari complessi del mercato competitivo globale e l’evoluzione del modello di business assume un ruolo chiave per definire il modo in cui le organizzazioni affrontano le esigenze dei propri stakeholder e gestiscono le risorse socio ambientali e intellettuali. In questo contesto, il bilancio tradizionale presenta limiti informativi sostanziali data la sua focalizzazione specifica sugli aspetti economico finanziari della gestione. Secondo Richard Howitt, CEO dell’IIRC, in questo contesto risulta necessaria l’adozione di modelli di gestione e sviluppo dei capitali aziendali con orizzonti a lungo termine (piuttosto che a breve termine). Il processo evolutivo delle organizzazioni avviene in primo luogo adottando un “Pensiero Integrato” di gestione, che ha come effetto l’avvio di un percorso di sviluppo basato sulle vere leve di creazione di valore per tutti gli attori aziendali e il cui risultato ultimo si traduce nel Report Integrato.

Un cambiamento culturale
L’avvio di una nuova fase del capitalismo, incentrata sulla gestione del patrimonio intellettuale e dei capitali intangibili a disposizione della collettività definisce scenari internazionali diversificati ed in via di sviluppo. Se da una parte, infatti, già agli albori degli anni 2000, in specifiche aree del globo, come gli Stati Uniti, si sono registrati tassi di investimento in beni intangibili progressivamente superiori a quelli relativi a beni tangibili, dall’altra si verificano congiunture nazionali, come quella italiana, dove l’avvento di nuove direttrici di cambiamento, come il D.Lgs 254, stanno vivendo una cruciale fase di interpretazione e assimilazione. Il fenomeno non si prospetta solamente come un problema di “reporting”, bensì come una questione culturale da risolvere e implementare, che cambia radicalmente l’interpretazione dell’economia e dei soggetti economici nei confronti della società e dell’ambiente, rispetto agli anni passati.  Per questo il Report Integrato si configura come elemento di sense making e di crescita aziendale. A supporto di questo tema, le esperienze concrete degli istituti economici e non economici, nazionali ed internazionali, sul tema del Report Integrato e sulle sue attuazioni normative, restituiscono uno scenario chiaro e incentrato sui significati attuali e futuri del fenomeno. Paolo Bacciga, Dirigente Preposto alla Redazione dei Documenti Contabili Societari e Responsabile CSR di Banca Fideuram, afferma infatti che il Report Integrato non rappresenta uno strumento affidato alla moda per i sistemi di rendicontazione del momento, ma risponde a delle precise necessità di racconto dell’identità, dell’attività, dei risultati e dei diversi capitali aziendali. Se da una parte, inoltre, Giuseppe Zammarchi, membro del Group Sustainability and Foundations di UniCredit Group, mette in risalto l’importanza, attraverso il Report Integrato, di esprimere il modo di essere dell’impresa, dall’altra Massimo Romano, Head, Group Integrated Reporting & CFO Hub di Generali Group, conferma il forte collegamento tra la loro strategia e i capitali intangibili a disposizione dell’organizzazione e rafforza la visione secondo cui il Report Integrato presenta tutte le caratteristiche costitutive per divenire uno strumento sostanziale ed essenziale nel panorama internazionale degli strumenti di reporting aziendale.

Il Report Integrato e la prospettiva degli Organismi di regolamentazione
Angelo Casò, Presidente del Comitato di Gestione dell’Organismo Italiano di Contabilità, pone l’attenzione sul cambiamento di prospettiva all’interno dei bilanci aziendali. Tradizionalmente, agli occhi dei fruitori dei bilanci aziendali e degli stessi Organismi nazionali e internazionali di contabilità, gli stessi principi contabili e finanziari fino a pochi anni fa rappresentavano il mondo della certezza informativa aziendale, mentre i dati non finanziari il mondo dell’incertezza. Questi ultimi, sebbene fossero interessanti, non risultavano infatti compatibili con i modelli del financial reporting internazionalmente sino ad allora utilizzati. Nel giro di pochi anni il cambiamento è stato però rapidissimo e rilevante: in poco tempo si è diffusa in modo dilagante la necessità, da parte degli utilizzatori dei dati finanziari, di comprendere verso quali direzioni le aziende si sarebbero mosse e quali strategie avrebbero adottato nel loro percorso evolutivo. Livia Gasperi, Head of Listed Companies Supervision di Borsa Italiana, conferma questa tendenza, sostenendo l’inefficacia delle informazioni finanziarie a soddisfare le domande degli investitori odierni e indica quanto sia cruciale che le aziende guardino al futuro, cambiando il loro mindset, sposando la cultura della sostenibilità, con scelte rispettose delle persone e dell’ambiente, agendo con attenzione e ascolto degli stakeholders, in una prospettiva di lungo termine. Leonardo Benvenuto, Dirigente di Assonime, restituisce un quadro positivo nel mondo delle imprese italiane, in quanto le aziende che hanno adottato il Report Integrato risultano soddisfatte della loro scelta e sono state capaci di restituire feedback positivi, incentrandoli su tre principali motivi: il Framework internazionale dell’IIRC, definito principle based, consente di adeguare il Report alle esigenze rappresentative specifiche di ogni realtà aziendale; l’orientamento al futuro della rendicontazione permette di mettere in evidenza le idee sul futuro delle aziende e il modello del Report Integrato stesso consente di creare interazioni con l’organizzazione aziendale, rendendo positiva la comunicazione corporate.

Il Report Integrato in Italia
Come riporta Massimo Romano, il nostro Paese costituisce una best practice a livello internazionale per quanto riguarda l’adozione del Report Integrato nelle piccole e medie imprese. In Italia, infatti, la struttura economica nazionale è fondata quasi esclusivamente su organizzazioni economiche dalle dimensioni ridotte e la decisione volontaria di un nucleo iniziale di queste di avviare il processo di redazione e pubblicazione del Report Integrato costituisce un caso unico nell’intero panorama mondiale. Questo, che avviene grazie alla capacità di gestire e pianificare le attività finanziarie dell’impresa in comunicazione e connessione con l’ambito della sostenibilità, costituisce un asset cruciale per lo sviluppo del Paese. Attraverso la rendicontazione delle informazioni non finanziarie (che secondo Massimo Romano in realtà sono pre-finanziarie ossia informazioni che hanno effetti sugli elementi finanziari) avviene il racconto della propria identità e della propria storia, e allo stesso tempo si da avvio ad un processo di evoluzione aziendale, che coinvolge non solo le maestranze interne all’azienda, ma anche tutta la community degli stakeholder che orbita attorno ad essa, tra cui anche le Società degli esperti contabili.
Il passo evolutivo
Oggi è venuto il momento della sperimentazione dello strumento del Report Integrato nella strategia di evoluzione di impresa. Come ci informa Roberto Mannozzi, Presidente ANDAF e Direttore Centrale Amministrazione, Bilancio e Fiscale del Gruppo FS Italiane, il 2018 costituirà lo starting point per la comprensione ed approfondimento ulteriore dello strumento del Report Integrato applicato alle imprese. Il mondo economico e sociale sta vivendo un momento di svolta per la sua evoluzione e il Report Integrato offre la possibilità a tutte le comunità nazionali di trovarsi sotto le stesso tetto, fatto di principi guida sostenibili, per il breve, medio e lungo periodo, per il benessere dei territori e di tutte le persone che ne fanno parte.

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