Dal baratto al costo marginale zero

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Fin dal suo esordio il world wide web si affermava già come “sistema” senza limiti né confini e oggi che sono passati alcuni decenni dal suo ingresso nella vita dell’uomo è diventato talmente influente da plasmare nella sua “infinita grandezza” il comportamento e le abitudini degli individui. Fin dall’antichità, e per lungo tempo, il modello economico era basato sullo scambio di beni, o, per dirla alla Simmel, sullo “scambio di sacrifici”, dove la sua forma primordiale per eccellenza era rappresentata dal baratto, ma sempre nell’ottica del do ut des, ovvero dello “scambio”. Internet sta invece scardinando questa logica di comportamento e contribuisce in modo cruciale all’imporsi di un’altra pratica comportamentale: la “condivisione”. Che si chiami “consumo collaborativo” o, per lasciarci affascinare dalla fonetica anglosassone, “sharing economy”, ci si riferisce comunque ad un modello basato sulla negazione del possesso o forse potrei spingermi a chiamarlo “possesso virtuale” dove, in modo egualitario, gli “utenti” (i consumatori digitalizzati) o i“prosumers” (produttori e allo stesso tempo consumatori) hanno incominciato a condividere un vero e proprio “patrimonio intellettuale” che loro stessi producevano o mettevano a disposizione di altri attraverso i servizi di file sharing, come YouTube, Emule, Wikipedia e il nutrito panorama di social media. Quello che Rifkin chiama “costo marginale zero” si è imposto come modello altamente sostenibile di “condivisione egualitaria” basata non più sul possesso dei beni ma sul loro “prestito”. Certo questa trasformazione non è stata immune da conseguenze e non lo sarà anche in futuro per coloro che ancora pensano che questa fase liminare fra virtuale e reale si risolva con un consumatore digitalizzato ma orientato ancora verso un consumo vecchio stampo di beni materiali. L’importanza di concetti molto cari alla sostenibilità quali territorio e condivisione saranno gli elementi caratterizzanti di una nuova visione economica che offre la possibilità di scambiare, senza “sacrificare”, “energia vitale” (costituita da emozioni, opinioni, informazioni…) con il “vicino” che è divenuto tale in un mondo globalizzato e digitale, in modo sostenibile: cioè a incidenza zero sull’ambiente e sull’economia. Per questo è importante, in questo periodo di transizione, essere portatori consapevoli di un’identità ben radicata nel “locale”, essere allo stesso tempo responsabili e consapevoli, per essere pronti ad affrontare senza disperdersi in un mondo di sconfinate possibilità…

Appadurai Arjun, Le merci e la politica del valore, in Mora Emanuela (a cura di), Gli attrezzi per vivere, Vita e Pensiero, Milano, 2005.

Cicerone Marco Tullio, De amicitia, Mondadori, Milano, 1997.

Mainieri Marta, Collaboriamo. Come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere bene in tempo di crisi, Hoepli, Milano, 2013.

Rifkin Jeremy, La società marginale a costo zero. L’internet delle cose, l’ascesa del «Commons» collaborativo e l’eclissi del capitalismo, Mondadori, Milano, 2014.

Simmel George, Filosofia del denaro, Utet, Torino, 1984 [ed.or. 1900].

1Commento
  • giulia reina

    4 ottobre 2015 at 17:10 Rispondi

    In una società in cui abbiamo tutto , ci siamo resi conto che siamo soli .
    La felicità è condivisione .
    La nuova economia si baserà su atti creativi collettivi di persone che sono anche distanti migliaia di chilometri ma che hanno lo stesso modo di vedere il mondo.

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