Essere etici in una civiltà di parole

stampa_stafer editorial color copia_FotorLe parole prima di tutto. Siamo esseri umani e il linguaggio verbale ci compete e ci è esclusivo, segnando una peculiarità cruciale della nostra specie. Il pensiero astratto, la possibilità di una cultura: di una civiltà. Non mero meccanismo di convivenza, ma riflessione e edificazione di significati condivisi.

Oggi la proliferazione delle parole non ha precedenti storici che si possano minimamente confrontare: l’esposizione e l’accessibilità dei media e dei social media rendono la produzione individuale delle parole istantanea e prerogativa che spetta a tutti. La rete è composta di parole.
Ma ci sono modalità, allora, che possono essere condivise e difese. Altre, semplicemente, no. Quando la parola diventa occasione di odio e mancanza di rispetto, di prevaricazione e di diffamazione, di intolleranza e di negatività, allora è il caso di compiere una seria riflessione. Che le parole non fossero neutre, già i sofisti ce lo facevano notare. Si tratta ora di ripensare a come trasformare parole che escludono in parole che includono, capaci del rispetto, per un comportamento etico nello spazio della rete.
Parole O_Stili è il progetto collettivo nato per questo e sostenuto da oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer della Rete.
Durante il 17 e 18 febbraio a Trieste, durante l’evento organizzato assieme alla Regione Friuli Venezia Giulia, il “Manifesto della comunicazione non ostile” verrà redatto e presentato dalla community durante la prima giornata di lavori, dopo un confronto sui linguaggi e sui comportamenti digitali.
Durante la seconda giornata, saranno aperti al pubblico nove tavoli con temi: social media e scritture; giornalismo e mass media; viaggi, sport e divertimento; politica e legge; business e advertising; in nome di Dio; giovani e digitale; bufale e algoritmi; bambini e social media.
Anche noi abbiamo scelto di aderire e sostenere questa mobilitazione contro l’hate speech in rete ma più in generale a favore di una buona comunicazione, positiva nell’intenzione anche dove c’è dissenso, costruttiva in funzione di un dialogo, perché come dice il filosofo sociologo Zygmunt Bauman ” Il vero dialogo non è parlare con gente che la pensa come te”.
Noi crediamo che il rispetto sia un valore morale ed etico e che sia buona premessa di un riconoscimento che ognuno di noi può avere dell’altro. Ci sarà chiaro, allora, lo scopo e il ruolo che ogni persona può avere, nell’armonia e nella collaborazione con gli altri, nella consapevolezza e nel riconoscimento delle risorse naturali e simboliche di cui possiamo disporre. Esercitando la gratitudine, l’armonia e la convivenza pacifica nelle buone relazioni sociali e economiche che solo qui possono prendere vita per il benessere di tutti.
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