Essere sostenibili nella società liquida

prova2 (1)_FotorGli antichi seguivano le stelle per essere davvero certi di poter intraprendere la giusta direzione. La giusta direzione era in fondo quell’orientamento che consentiva di andare avanti, di sopravvivere alle sciagure e di continuare quell’ordine che – in un certo senso – rappresentava la garanzia di una società in grado di protrarsi nel domani.

Questa esigenza di trovare la direzione per andare oltre e per proseguire, potremmo ulteriormente dire, si è sempre dimostrata effettivamente come una delle esigenze più forti di ogni società: in un modo oppure nell’altro, affidandosi di volta in volta a mezzi che si sono ritenuti i più validi a tal proposito, la civiltà ha saputo cogliere le direttive che sembravano essere le vincenti rispetto a una manifestata e indubbia necessità di garantirsi la sopravvivenza. Esserci in questo senso rappresenta la più forte dimostrazione di avere esercitato una buona scelta.

Anche se molti secoli sono passati, oggi anche la nostra civiltà cerca costantemente una direzione: sono aumentati di fatto gli strumenti che possano essere mezzi validi e efficaci a riguardo. Si sono moltiplicate le voci in grado di diffondere messaggi, ma – paradossalmente – la difficoltà sembra egualmente accresciuta, legata a una impasse strutturale che essenzialmente riguarda quale fonte eleggere ad essere la prescelta per ricavare un utile orientamento.

La sociologia è stata spesso interrogata come fonte da cui ottenere suggerimenti: egualmente, altrettanto spesso, la sua voce è stata poi confusa col brusio di sottofondo di chi è stato più attratto dal perpetrare una critica piuttosto che dal pronunciarsi conformemente a buon senso. Se tralasciamo questa osservazione, uno dei pensieri che ha più influenzato il mondo contemporaneo è stato quello di Zygmunt Bauman, che ha rappresentato una fotografia dell’epoca attuale quanto mai realistica e ha gettato i semi per correggere, se vogliamo, quella che sembra essere la direzione verso cui si avvia la civiltà.

I pericoli di una società liquida, dove il pensiero strumentale di mercato ha dilagato oltre la mera dimensione economica, per sfociare invece in ogni ambito, andando contro quei quattro tipi di agire sociale che Weber aveva riconosciuto come i pilastri fondanti della socialità, sono stati approfonditamente analizzati nei loro costi umani: l’individuo non riesce a trovare forme che possano risolvere il suo bisogno profondo di senso e l’identità diventa un problema di fatto strettamente atomizzato, proclamando una condizione di solitudine globale da cui nessuno, di fatto, pare immune.

Oggi il mondo si è privato del pensiero di questo grande sociologo che si potrebbe considerare un classico della società dei consumi: restando coi medesimi dubbi, incertezze, precarietà che non sappiamo, ora più di prima, arginare con risposte fondate e fondanti.

Non possiamo in questo caso che fare riferimento e appello al pensiero della sostenibilità che, in questo senso, si configura come un baluardo in grado di fornire un’indicazione di fondo alla nostra civiltà. Un pensiero che nutre la sfera economica di contenuti prettamente umani e di effetti ambientali eco-sistemici che siano generatori di armonia. Un pensiero che trae ispirazione e sostanza dalle grandi teorie olistiche per trarne una medesima visione priva di separazioni, segmentazioni e frammentazioni, e cerca e trova un’unità alla base del mondo sociale: equilibrio e bilanciamento. La sostenibilità può configurarsi in questo senso come la possibilità offerta al sistema economico attuale di intraprendere un percorso che sia verso il domani e lo sarà perché la strumentalità e l’efficienza verranno affiancati dai concetti di creazione di valore per la persona e per il territorio e dalla nozione di efficacia.

Solo così il pensiero di una condizione precaria e potenzialmente disgregante e pericolosa per la civiltà potrà convertirsi in un orientamento che sia in grado di garantire una scelta consapevole per correggere le derive strumentali con contenuti e risvolti marcatamente umani e ambientali: per il benessere delle persone e dell’ecosistema, verso una visione olistica che guardi al futuro dell’intero e all’armonia tra le parti di un tutto unico e indissolubile.

2 Commenti
  • Viero Negri

    12 gennaio 2017 at 0:01 Rispondi

    Grandissima verità

  • Alessandra Lancellotti

    12 gennaio 2017 at 5:59 Rispondi

    Nel futuro il bisogno di una retrotopis,come diceva Baumann ,conserverà le radici di una società non più basata sul mero consumo.ma sul recupero consapevole di ogni forma di riconversione sia energetica che psichica

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