FUTURO GREEN O FUTURO BLACK?

Per qualche motivo che a noi resta oscuro, le buone notizie, in particolare quelle che hanno a che fare con la sostenibilità, sembrano passare un po’ sottotraccia. È veramente un peccato, poiché molto spesso a queste notizie sono associate interessanti opportunità che, per coloro che sono capaci di coglierle tempestivamente, possono costituire un vantaggio competitivo di non poco conto.

Ma veniamo al dunque…

È di questa settimana la notizia che il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria ha confermato l’accordo per definire le nuove regole sulla cosiddetta tassonomia green.

Cos’è la tassonomia green?

Si tratta di un sistema di classificazione molto importante pensato per fornire agli investitori un metodo comune per individuare quelle attività che possono definirsi pienamente sostenibili dal punto di vista climatico, ambientale e sociale.

Capite l’importanza di questo passaggio? Dal momento della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diventerà comune in tutto il territorio europeo un apparato di regole che consentirà agli operatori economici di indirizzare i propri investimenti verso quelle tecnologie e quelle imprese più ecosostenibili. Si tratta di una importante rivoluzione per l’attrazione delle risorse, in particolar modo per quelle di finanza etica e per quelle derivanti da quei soggetti estremamente attenti e sensibili alle ricadute e agli impatti sulla società e sull’ambiente.

Il perché di questa scelta

Come sappiamo, obiettivo dell’UE è diventare climaticamente neutra entro il 2050 e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi fissati per il 2030. Con questo regolamento, dunque, si intende accelerare il processo verso la transizione green, fare in modo che ci sia uniformità tra i vari Paesi e venga ridotto il deprecabile fenomeno del “green washing”, cioè la commercializzazione di falsi prodotti finanziari definiti “sostenibili o green” ma che in realtà non rispettano gli standard ambientali di base.

I sei obiettivi dell’Unione Europea

Del resto la Commissione von der Leyen fin dai primi atti del proprio insediamento ha tracciato chiaramente il percorso dell’Unione Europea sulla strada della sostenibilità, che in particolare è stata declinata secondo sei obiettivi:

  1. la mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. l’adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. la protezione delle acque e delle risorse marine;
  4. la transizione verso l’economia circolare;
  5. la prevenzione dell’inquinamento;
  6. il ripristino degli ecosistemi e della loro biodiversità.

I requisiti dell’ecosostenibilità

Secondo la tassonomia, quindi, le attività economiche, per poter essere considerate ecosostenibili devono rispettare precisi requisiti quali contribuire in modo concreto al raggiungimento di almeno uno dei sei obiettivi ambientali, non arrecare danno a nessuno degli obiettivi ambientali, essere conformi ai “criteri di vaglio tecnico” ed essere svolte nel rispetto delle garanzie minime di salvaguardia sul piano sociale.

Proprio quest’ultimo punto ci aiuta a capire come questa transizione green mira ad essere a tutti gli effetti equa e a tenere conto delle conseguenze sociali che la stessa porterà con sé. Certo è che ci troviamo in una fase storica per tutto il sistema economico europeo, primo al mondo ad avere questo tipo di regolamento.

Le conseguenze pratiche della tassonomia green

Diventa dunque di fondamentale importanza da parte delle imprese, dotarsi di tutti quei sistemi, quelle procedure e quegli strumenti atti, prima di tutto, a valutare quegli asset, non solo tangibili, ma anche e soprattutto intangibili, che sono e saranno sempre di più il vero e proprio elemento di successo delle aziende e, in seconda battuta, provvedere alla misurazione dei propri impatti per poter poi prendere decisioni concrete che vadano nel senso della sostenibilità. È proprio qui, nella sfida ecologica, unita alla responsabilità e all’equità sociali, che si gioca la vera partita dellinnovazione e del futuro.

Come fare?

Il nostro invito è che tutti noi che rivestiamo un ruolo economico e sociale ci mettiamo insieme e immediatamente all’opera per capire quali azioni poter mettere in campo per favorire questa equa transizione verde all’interno del proprio contesto di riferimento.

Diventa sempre più palese, sia per le evidenze cui l’ambiente ci sta mettendo difronte, che per una questione di consapevolezza dei consumatori e degli stakeholder in generale, e oggi ancor di più per questo importante intervento legislativo di una fonte primaria come quella comunitaria, che il futuro o sarà green o non ci sarà un futuro della nostra civiltà. 

SARA CIRONE GROUP SRL SOCIETÀ BENEFIT

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