Il D. Lgs. n°254/2016: il ruolo del Report integrato


Il D. Lgs. n°254/2016: il ruolo del Report integrato  di Sara Cirone.

Martedì 28 ottobre 2017. Presso l’Aula Magna del Dipartimento Economia e Management dell’Università di Ferrara, partecipiamo all’incontro “Evoluzione del bilancio aziendale: la dichiarazione non-finanziaria ex D. Lgs. n° 254/2016 e il Reporting Integrato. Percorsi innovativi della rendicontazione d’impresa”.

L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione del NIBR – Network Italiano Business Reporting, dell’ANDAF, Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari della Sezione Emilia-Romagna e della Sezione Nordest, e del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara.

Relatori dell’incontro:
Stefano Zambon, Laura Girella, Andrea Panizza, Raffaele Trivellato, Sara Cirone, Andrea Ragazzini, Daniele Giorgetti.

Il D. Lgs. n° 254/2016
Il decreto legislativo del 30 dicembre 2016, n. 254 recepisce ed attua la direttiva 2014/95/UE emessa dal Parlamento Europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014 che riguarda “la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni”. In altre parole, questo provvedimento sancisce l’obbligo di presentazione di una dichiarazione di tipo non finanziario per tutti gli enti di interesse pubblico e per le imprese con almeno 500 dipendenti che, alla chiusura del bilancio, abbiano superato almeno uno dei due seguenti limiti dimensionali: a) totale dello stato patrimoniale: 20.000.000 di euro; b) totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 40.000.000 di euro.
Questo provvedimento non esclude anzi rende possibile che anche altre imprese senza questi requisiti possano, su base volontaria, presentare una dichiarazione di carattere non finanziario: a questo proposito, per le PMI il decreto prevede formule semplificate.

I temi della rendicontazione non finanziaria
Il contesto globale rende evidenti alcuni rischi e minacce che si presentano come una prospettiva molto probabile per la civiltà. Rischi e minacce che sono cresciuti assieme al questo modello economico e che ora esigono attenzione generale tanto da non poter più essere soltanto affidate alle buone azioni isolate lasciate alla volontà individuale di aziende virtuose e lungimiranti. Oggi occorre invece cambiare prospettiva e fissare con parametri permanenti e confrontabili strategie d’impresa che siano compatibili e coerenti con l’ambiente, il territorio, la comunità e le persone.
Il decreto sancisce allora alcuni temi fondamentali per la rendicontazione non finanziaria: l’ambiente, il sociale, le persone al lavoro, il rispetto dei diritti umani, la lotta contro la corruzione attiva e passiva. Sono questi i punti essenziali che le aziende oggi sono tenute a rendicontare e a comunicare ai propri stakeholders con trasparenza, chiarezza e soprattutto con responsabilità verso la civiltà stessa.
In particolare, il Decreto fissa gli ambiti minimi di rendicontazione delle attività e di performance dell’azienda: utilizzo di risorse energetiche da fonti rinnovabili e non, impiego di risorse idriche, emissioni di gas a effetto serra e emissioni inquinanti in atmosfera, impatto sull’ambiente, salute, sicurezza e rischi associati, aspetti sociali nella gestione del personale e dialogo con le parti sociali, rispetto dei diritti umani, prevenzione di violazioni e discriminazioni a loro carico, lotta contro la corruzione.
Diversamente, il Decreto lascia libertà riguardo allo standard di rendicontazione, ai key performance indicators, alle metodologie di calcolo da impiegare: a causa dell’assenza di indicazioni a questo riguardo, le rendicontazioni non finanziarie potrebbero risultare difficilmente comparabili tra loro per la disomogeneità dei dati.

Il Report Integrato e il management umanistico
Questi temi non possono più essere affidati arbitrariamente alla buona volontà di alcune imprese virtuose: per questo lo Stato ha ritenuto fondamentale intervenire in questa direzione attraverso questo Decreto. In questo senso, assume rilevanza essenziale l’introduzione di strumenti tecnici innovativi che rendano possibile l’applicazione di parametri volti a cogliere gli aspetti intangibili e la creazione di valore da parte delle aziende. Il Report Integrato può essere uno strumento chiave in grado di valutare, misurare e comunicare questi aspetti non finanziari nell’attività aziendale. Uno strumento adeguato per un management altrettanto innovativo che sia attento agli aspetti ambientali, comunitari, sociali e umani: un management umanistico che partecipi allo sviluppo della civiltà. Un management di un’impresa fatta di persone che partecipano realmente alle dinamiche aziendali, ognuno portando il suo contributo nell’impresa, che diventa a tutti gli effetti un nuovo habitat di vita.

Verso un nuovo modello di management
Con riferimento ai temi fissati dal Decreto, la rendicontazione degli aspetti non finanziari dell’impresa dovrà contenere anche tutte quelle informazioni necessarie per comprendere il modello aziendale di gestione e organizzazione delle attività dell’impresa. Proprio in questo senso, il D.Lgs 254/2016 veicola e promuove un cambiamento aziendale profondo dove il modello di gestione è attento agli aspetti legati alla sostenibilità e al ruolo delle risorse intangibili. A differenza infatti della rendicontazione finanziaria, quella non finanziaria ci informa relativamente al concetto più ampio della creazione di valore connettendo tutte le informazioni che sono in grado di esprimere il processo di creazione di valore interno alle imprese.
Il Report Integrato può allora pienamente divenire un fondamentale strumento di “sense making” a riportare l’attività dell’organizzazione per la creazione di valore nel breve, medio e lungo periodo. Il modello di management umanistico è quello in grado di accogliere questo strumento e, attraverso questo, di cogliere le informazioni rilevanti all’aspetto non finanziario e all’intangibile. Infatti, il Report Integrato comunica le informazioni su: Capitali finanziari (Capitale finanziario e Materiale), Capitali intangibili (Capitale organizzativo, Capitale relazionale-sociale e Capitale umano) e Capitali di Sostenibilità (Capitale naturale). Così facendo, il Report Integrato finalizza l’attività aziendale al raggiungimento degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU in piena sinergia con la prospettiva sostenibile.

L’opportunità per un cambiamento positivo e per una nuova consapevolezza
Il Decreto segna allora una differenza destinata a cambiare definitivamente gli scenari dove opera l’impresa. A partire dalla consapevolezza dell’ambiente, della comunità e delle persone, passando alla necessità di adottare uno strumento sensibile alla rendicontazione degli aspetti non finanziari, arrivando alla concezione dell’impresa finalizzata alla creazione di valore e infine a un management in sintonia con la prospettiva sostenibile.

Il Decreto che avvia il mondo dell’impresa a un percorso di consapevolezza e di crescita come elementi forti di competitività e di qualità di performance aziendali all’insegna dello sviluppo della civiltà.

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