Il Molino Scodellino riportato alla vita: quando l’identità del territorio si preserva

img_2960Parlare di territorio significa riappropriarsi di un patrimonio simbolico che i luoghi e le strutture ci restituiscono con la loro identità depositata lungamente nel tessuto storico. Così, la dimensione locale si arricchisce di senso e proprio questo ci consente di potere conferire un orientamento alla nostra azione socialmente diretta. Ogni contributo culturale diviene materia per eccellenza in grado di comunicare i valori e il vissuto che innervano le radici del territorio stesso.

Un esempio per tutti, quello di cui vogliamo parlare oggi: il Molino Scodellino, che si trova in provincia di Ravenna e si caratterizza come manufatto di natura pubblica, datato intorno al 1390. Ultimamente, come ci raccontano Rosanna Pasi, Presidente dell’Associazione Amici del Molino Scodellino, e Giovanni Morini, assessore alla Cultura del Comune di Castel Bolognese, è stato interessato da interventi di ordine strutturale, che hanno permesso di riportarlo alla sua funzione originaria e di connotarlo come edificio fortemente identitario. Ci perdiamo così in questo racconto al crocevia fra storia e storie, suggestiva narrazione che ci lascia riconoscere nel luogo più luoghi e nel presente stratificazioni di tempi diversi che collimano e si danno la mano. Così, ci rendiamo conto che ciò che vediamo non è uguale a ciò che era, che tutto in qualche modo acquista una sua relatività a seconda del mutare delle stagioni storiche: proprio queste ci insegnano a leggere nel territorio i suoi simboli e significati.

Il Molino Scodellino, infatti, è appartenente al Canale dei Molini e oggi viene riconsegnato a quella sua vocazione prettamente territoriale, che lo vede come luogo simbolico per eccellenza, attorno a cui si organizza l’incontro sociale e che provvede all’alimentazione della comunità. I volontari dell’Associazione Amici del Molino Scodellino hanno contribuito allo svolgimento della ristrutturazione congiuntamente alla Regione, insistendo sulla rilevanza dell’alimentazione ai fini della sostenibilità ambientale, come anche sul recupero del valore culturale legato al Molino: ricordando, a questo proposito, come tradizionalmente il mugnaio affiancasse il sacerdote, la maestra, l’ostetrica nel novero delle autorità locali e territoriali.

Asserire questo, continuano Rosanna Pasi e Giovanni Morini, potrebbe sembrare una critica al paradigma dell’industrializzazione, mentre, in realtà, consiste piuttosto in una consapevolezza chiara circa l’importanza essenziale rivestita dall’identità, inevitabilmente da declinarsi a livello di comunità come valore fondante e condiviso. Egualmente, risulta opportuno esprimersi usando il concetto di rete, rilevando come il Molino Scodellino appartenga a quella che si può considerare come una rete nazionale di mulini storici, la quale risiede a sua volta all’interno di una rete europea. La rete assurge quindi a concetto cardine di una nuova organizzazione che abbia all’interno della sua struttura la finalità di condivisione e di relazione, due elementi chiave di quella che si potrebbe definire come la sensibilità sociale odierna.

In questo senso, si può dire che stia inaugurando, con ampie prospettive di crescita, una co-progettazione, ora alla sua prima fase embrionale, come dicevamo, tra associazioni e sistemi economici come imprese e istituti, avviandosi ad un percorso di reciproca conoscenza all’insegna della valorizzazione e del sostegno condiviso del territorio che è, lo ricordiamo, una risorsa fondamentale secondo il pensiero della sostenibilità.

Proprio questo ci rimanda all’inclusione del Molino Scodellino all’interno delle mete della Scuola del Territorio che PLEF sta inaugurando, all’interno di una concezione circolare e virtuosa di un patrimonio che sia insieme sociale, storico-culturale e contemporaneo ispirato a quei valori di sostenibilità che da sempre animano la sua vocazione.

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