IL PARADOSSO

Un giro del mondo in venti ore, dal Portogallo, all’UK, dal Brasile, all’Argentina, dagli Stati Uniti al Cile, passando per il Perù, la Colombia, il Messico, le Filippine, l’India, la Nigeria, la Spagna, la Francia: si è conclusa oggi con l’intervento dei giovani italiani la maratona di Economy of Francesco. Un’onda di positività che ha visto il coinvolgimento per l’Italia di oltre 500 giovani di 17 delle 20 regioni in Italia che hanno dato vita a cammini di prossimità, con l’obiettivo di sviluppare un movimento che possa creare impatti positivi sulla società, nell’ottica di quella “economia diversa, che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda” così come l’ha definita papa Francesco nel messaggio di lancio dell’evento.

Il contributo italiano

I ragazzi della Basilicata, Lazio, Puglia, Veneto, Sicilia, Piemonte, Campania, Umbria, Trentino, Liguria hanno così colto l’invito del pontefice e hanno dato vita sui loro territori alle Hub dedicate ai temi di Economy of Francesco. Il via è stato dato dalla nostra regione, l’Emilia-Romagna che per prima ha aperto la strada a questo ritrovarsi per lavorare congiuntamente a favore di un’economia nuova, caratterizzata da un nuovo modo di agire e che è anche sfociata nell’Hub del Territorio ER, a cui i ragazzi di Economy of Francesco Emilia-Romagna hanno aderito con spirito propositivo e grande energia.

Ecco il link per rivedere la maratona italiana: https://youtu.be/oX5quQ1-uHI

L’innovazione passa dall’inclusione

Lo abbiamo scritto in varie occasioni sul nostro blog, riprendendo le parole del professor Luigino Bruni: la vera innovazione oggi si gioca nelle periferie dell’esistenza, nell’economia inclusiva, capace di ribaltare quella cultura dello scarto che invece oggi sembra imperante. Così come Francesco, scendendo dal suo cavallo, ha abbracciato il lebbroso e ha dato il via ad una rivoluzione, noi oggi siamo chiamati a combattere la battaglia di prossimità, di inclusione sociale nelle nostre comunità, di messa al centro dell’uomo in una visione di fraternità e cura dell’altro e del creato. È qui che si gioca la vera partita dell’innovazione.

Ognuno può fare la propria parte

La sostenibilità sociale ed ambientale, quell’ecologia integrale orientata al bene comune, di cui in tante occasioni ha parlato papa Francesco, è il vero obiettivo per avere un futuro più giusto, equo, che parta dallo sviluppo delle comunità, dalla rigenerazione dei territori e delle persone che vi abitano, affinché tutti possano avere opportunità di crescita e sviluppo.

È un cammino fatto di tante piccole azioni quotidiane che ognuno di noi può mettere in campo nelle occasioni in cui si trova e che, se inserite in contesti ancora più organizzati, in cui persone di buona volontà si ritrovano per dare voce a questa necessità di cambiamento, possono avere una risonanza e un peso sempre maggiori.

Il paradosso

In pochi decenni, le tecnologie hanno trasfigurato tutte le società e interconnesso tutti i Paesi. Le conoscenze in tutti i campi sono aumentate in modo fenomenale. La ricchezza mondiale per abitante è oggi la più elevata di tutta la Storia, sufficiente per assicurare a tutti sul pianeta una vita dignitosa se fosse equamente ripartita. Si vive più a lungo di prima. Oggi abbiamo la generazione più istruita che ci sia mai stata. Si producono più alimenti di quanto la popolazione mondiale ne può consumare. L’umanità si è dotata di istituzioni per dialogare e cooperare. Eppure, 2,2 miliardi di persone non hanno installazioni per lavarsi le mani, 1 miliardo non ha accesso all’elettricità, 800 milioni non hanno accesso a una fonte d’acqua pulita, il 40% non ha nessuna copertura sociale, l’1%della popolazione mondiale possiede più di 2 volte quello che possiede il 92% meno abbiente dell’umanità, centinaia di milioni di persone nei paesi così detti “più ricchi” hanno grandissime difficoltà a sbarcare il lunario, e ogni anno, da decenni, fame, malnutrizione e povertà uccidono almeno 9 milioni di persone.

Cambiare per il bene della casa comune

Non possiamo continuare a vivere facendo finta che queste cose non ci siano, non possiamo procedere solo facendo piccoli interventi-tampone che produrrebbero ulteriori eccessi e divari sociali e danni ambientali.

Occorre ripensare il nostro modello economico e sociale in modo da mettere al centro delle nostre azioni la cura nei confronti degli altri affinché tutti abbiano i mezzi per vivere una vita dignitosa, in una logica di riduzione delle diseguaglianze sociali, di lotta alla povertà materiale, educativa e alla fame e alla malnutrizione, di promozione del commercio equo, di lotta alla speculazione, di utilizzo sostenibile delle risorse naturali essenziali.

Abbiamo tutti un ruolo da giocare nel riprogettare il modo in cui viviamo, produciamo, scambiamo e consumiamo – come individui, imprenditori, amministratori, o responsabili politici a qualunque livello.

Proposte concrete 

Da tutte le parti del mondo, i ragazzi di Economy of Francesco hanno avanzato proposte e stanno mettendo in atto azioni concrete che hanno un impatto positivo e di valore sui territori e al contempo sono dotate di un respiro nazionale ed internazionale, proprio perché ricomprese nella cornice di valori portata avanti da quello che ci auguriamo possa essere un vero e proprio vento di cambiamento per le nostre comunità e per l’intera famiglia umana.

A tutti noi, e soprattutto tutti insieme, l’importante compito di accompagnare i giovani e il pianeta in questo cammino.

SARA CIRONE GROUP SRL SOCIETÀ BENEFIT 

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2 commenti su “IL PARADOSSO”

  1. Questo paradosso trova la radice dentro ognuno di noi, nell’individualismo, nella fatica della presa in carico dell’altro, nell’istinto di sopravvivenza che ci rende imperfetti. Insieme possiamo sviluppare le idee e i progetti per superare gli ostacoli soggettivi e trovare soluzioni collettive, sociali, politiche nuove.

  2. Da anni Economia del Bene comune promuove e adotta azioni economiche mettendo al centro l’uomo e l’ambiente, affermando che la sostenibilita’ economica non puo’ non “passare” dal cambio dell’attuale modello economico ad un altro collaborativo con azioni finalizzate al bene comune e alla cura della casa comune. I nostri giovani sono attori in EoF.

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