Julio Velasco e Leadership

25 febbraio 2017. Julio Velasco ci racconta della pallavolo e dei suoi giocatori, della Nazionale italiana e dei suoi allenamenti. 

Ci parla allora di leadership. Un concetto trasversale, che parte dal mondo sportivo e arriva al nostro. Al centro, la persona.

La nostra società oggi sta cambiando fortemente. Molti sono i concetti che cambiano al suo interno allo stesso modo. Il concetto di leadership oggi indica pratiche diverse dal passato. Da un modello piramidale, gerarchico, autoritario, il modello diventa relazionale.

Un nuovo umanesimo

Noi crediamo che le organizzazioni siano fatte di persone, di altri che sono come noi. La persona, i suoi significati e la comunicazione sono al centro dell’interpretazione attuale di leadership. Infatti, per tradurre la nostra visione della realtà verso certi obiettivi coinvolgendo gli altri, occorre la capacità di comunicare: dare contenuti e una direzione. Perché sappiamo che il vero motore dell’essere umano è la motivazione: il sentirsi parte di un tutto attraverso un ruolo e il credere che sia possibile crescere, imparare, cambiare. Per farlo, il leader deve credere a sua volta di poter cambiare e creare le condizioni per renderlo possibile. Una prospettiva che parte dalla persona e a questa si congiunge.

Evoluzione

Panta rei, ce lo insegnò Eraclito: la realtà non è statica ma è processo. Così, la leadership è cambiamento che dipende dalle nostre capacità strettamente umane di apprendere e cambiare. Proprio la convinzione profonda che l’altro possa cambiare ci deriva dalla nostra autostima (e non dal nostro egocentrismo) che ci fa essere ottimisti e fiduciosi negli altri, avviandoci a relazioni compiute e consapevoli.

Comunità

Secondo Simmel, la società esiste se esiste fiducia. Paradossalmente, il venire meno della fiducia determina la disgregazione sociale. Oggi la leadership consente di recuperare quel patto che manca alla comunità: coinvolgere le persone attorno a obiettivi condivisi nella stessa direzione. Ci domandiamo: come vogliamo che giochi la squadra? Come vogliamo che lavori la nostra organizzazione? Se ogni persona e la squadra migliorano una loro caratteristica, allora è possibile un salto di qualità:  partendo da questo si potrà cambiare molto altro.

Condividere gli obiettivi

La mentalità vincente è quella che attraverso la fiducia e l’ottimismo ci fa raggiungere gli obiettivi condivisi. Queste due forze sociali sono accompagnate dalla determinazione (l’impostazione per cui si deve fare bene ciò che si sta facendo) e dall’autenticità (la ricerca di un proprio modo per far funzionare i propri comportamenti). Queste sono le condizioni preliminari per cui la società può sussistere. La leadership le implica e quindi rende la società possibile

Complessità

La prima caratteristica per essere leader è riconoscere e accettare la complessità del rapporto umano: valorizzando le persone e mettendosi nei panni dell’altro esercitando l’empatia. Per questo, possiamo fare una critica a una persona (un’analisi di valutazione), ma non emettere un giudizio (definitivo e ineluttabile). Oggi viviamo in una società complessa, dove sempre crescente è la difficoltà di coesione e di comprensione: la leadership implica l’adattamento alla complessità attraverso la sintesi e la comprensione come forma di empatia.

Scelta e responsabilità

Parlare di leadership ci ha portato a toccare tutti i temi che fondano la nostra visione dell’uomo: la persona, la comunicazione, il rispetto e la coesione sociale, la condivisione di valori e obiettivi, la reciproca empatia e comprensione. Ci troviamo in armonia con l’attuale elaborazione di teorie e pratiche sociali inerenti al nostro tempo. La leadership, in definitiva, è comportamento e azione: assunzione di responsabilità di chi prende decisioni e anche possibilità di scelta.

Il nostro compito non è quello di trovare conclusioni, ma di portare argomenti. Per fare sì che se di umanesimo si parla, se ne possa parlare ancora.

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