La Scuola del territorio nella Bassa Romagna e nella Romagna Faentina

img_3452Alla scoperta dell’azienda che realizza i sogni

La giornata del 16 novembre si è aperta con un prodigio: alla scoperta dell’azienda che rende concreti i sogni. Perché fare impresa può significare cambiare la realtà: portare civiltà e avvicinarsi a un’umanità più piena.

Era il 2000 quando è cominciata l’avventura di WASP a Massa Lombarda e – ad oggi – i sogni che Massimo Moretti ha realizzato sono stati davvero tanti. La sua WASP (World’s Advanced Saving Project) nasce e vive con l’iniziativa imprenditoriale di realizzare e commercializzare stampanti 3D. Lungi da questa utopia tecnologica, la sede operativa è fortemente evocativa, contiene le tracce di una bottega rinascimentale e gli spunti di un laboratorio alchimistico.

Ma veniamo ai sogni: Massimo ci porge e mostra il suo biglietto da visita, dove, sotto il nome e cognome, si qualifica come “Dreamer”. E da buon realizzatore di sogni sono ancora molti quelli che vuole realizzare. Il sogno più grande? Quello di salvare il mondo.

Moretti ci spiega che per salvare il mondo occorre essere sostenibili, in tutti i sensi. Così, la stampa 3D riesce a produrre unità abitative evolute tecnologicamente e al tempo stesso sostenibili economicamente ed ecologicamente. Sposando il principio della bioimitazione, quello dell’ape vasaia costruisce il suo nido in modo autonomo ed efficiente, la futura stampante 3D di WASP permetterà l’auto costruzione a costo estremamente ridotto non solo di una casa e dei mobili stessi.

Tecnologia è il denominatore comune

Dai sogni per l’umanità alle mete rappresentate dalla metafora del volo. La tecnologia è stata il nostro filo conduttore sino all’Aeroclub Baracca di Lugo con la scoperta del simulatore di ultima generazione per conseguire il brevetto da elicotterista. Tecnologia che diventa libertà della persona, che si traduce in possibilità e che reca nuovi simboli e nuovi significati al territorio.

La storia forgia il territorio e le sue espressioni. L’aeroclub di Lugo esiste dal 1982 ed è la prima scuola per elicotteristi civili d’Italia che permette di conseguire la licenza per pilotare elicotteri e velivoli da turismo come i Cessna o gli ultraleggeri (assistere a voli con questi è un’emozione meravigliosa).

Ci hanno accolto con ospitalità e tenuto in viva compagnia durante l’ottimo pranzo il Presidente Giovanni Baracca, il Vice Presidente Oriano Callegati e il Comandante Capo Addestramento Roberto Bassi.

Occasione di dialogo, costruzione di nuove narrazioni che si intrecciano tra luogo, mete simboliche e persone e che sfociano, infine, nell’agire. Riconosciamo che la tecnologia ci consegna la possibilità di inseguire progetti grandi per noi e per la civiltà. Che ogni giorno può fare un passo in più, per dirsi tale. Per realizzarsi compiutamente.

Una terra che parla di vino

Se il vino fa il territorio, vediamo come il territorio fa il vino. Incontriamo un’altra eccellenza del territorio lughese: la DIEMME, produttrice da oltre 90 anni della strumentazione per la produzione vinicola. A tutt’oggi, come ha raccontato il Direttore Generale Danilo Bettoli nel corso della sua presentazione, DIEMME significa eccellenza mondiale nel settore: mentre si sviluppa nel mondo il settore enologico con il consumo di vino che si afferma in molte culture, l’Italia si vede riconosciuto un Know How di primaria importanza.

La centralità del territorio e della storia è ben visibile nella DIEMME, gestita dalla famiglia Melandri, che oggi è giunta alla quarta generazione. DIEMME ci porta un altro esempio di come fare impresa sia una pratica connessa nel territorio e che trova in esso le sue fonti primarie e le sue risorse.

Tradizione, storia, nuova produzione, nuovo corso degli eventi. Il tutto perfettamente in armonia con la vocazione imprenditoriale e con un’impostazione pienamente sostenibile.

L’Unione dei Comuni della Bassa Romagna

Dal vino alla storia del territorio, con la visita al suggestivo centro storico della città di Lugo. Ci soffermiamo prima di tutto sul Pavaglione, struttura che rappresenta lo scambio e la vita economica di un tempo, quando ospitava uno dei più grandi mercati per il commercio della seta fra il 1600 e 1700. Pensiamo a come doveva essere centrale la funzione del Pavaglione nell’antica città storica e quale riferimento simbolico in esso potesse risiedere.

Alla Rocca Estense incontriamo i rappresentanti dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. Il Presidente dell’Unione, Luca Piovaccari, ci presenta il progetto per potenziare l’efficienza e lo sviluppo economico del Territorio di Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda e Sant’Agata sul Santerno. L’ente pubblico dell’Unione intende promuovere le virtù del territorio e dare attenzione alla persona e al cittadino.

In una visione sistemica, essere uniti sul territorio fa contare su una forza maggiore: più persone e risorse economiche che riescono ad essere più efficienti coinvolti e partecipi in un piano di sviluppo strategico nel territorio, pianificato e condiviso dai Sindaci coinvolti.

Il territorio che è anche luogo

La giornata è stata vissuta all’insegna dei principi che fanno del nostro territorio non solo uno spazio, ma un luogo. Un luogo dove risiedono persone, storie nella storia, sogni, progetti, speranze, opportunità. Un luogo di crescita, di conoscenza, di saperi e tradizioni ma anche di forti innovazioni. Un luogo da vivere, dove scegliere di vivere e di agire. Torniamo a Faenza, punto di partenza della giornata. La cena si arricchisce dei discorsi e della riflessione del tempo trascorso insieme e della testimonianza sulla storia del design e sul suo rapporto con il mondo industriale di Germano Zanzani Professore e già Direttore dell’Istituto Superiore per le industrie Artistiche di Faenza. Lo splendido contesto di Casa Spadoni ci accoglie e noi sappiamo che anche oggi abbiamo costruito qualcosa.

Una storia scritta nella roccia

Siamo alla quarta giornata della Scuola del Territorio. Territorio è caratteristica unica, conformazione peculiare, immagine identitaria, modo di essere esclusivo. Territorio è quello che nella quarta giornata di venerdì 18 novembre 2016 abbiamo scoperto. Ci siamo diretti dal Parco Bucci di Faenza verso il Parco Museo geologico Cava del Monticino di Brisighella. Nostra guida d’eccezione il geologo faentino Stefano Marabini che ci ha accompagnato insieme al Sindaco del Comune interessato, Davide Missiroli. Visitiamo la Vena del Gesso, straordinaria peculiarità geologica d’interesse internazionale.

Il Parco nasce nel 2006 dai contributi dell’Università di Bologna e di Firenze, della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Ravenna e del Comune di Brisighella. Unione di intenti plurimi e identici per progettualità e consapevolezza. Qui possiamo osservare le diverse peculiarità delle pareti di formazione gessosa, apprendendo come questa roccia è quella che caratterizza questo territorio: rapidi allacci temporali, testimoniano un legame continuo nel tempo, grandezza omogenea, continua, narrativa.

Quando la ceramica non c’era ancora

Il tempo ci racconta una storia che non sapevamo, una storia che resta scritta sulla roccia, e che attraversa la narrazione dell’uomo. L’origine di questa spettacolare formazione geologica risale all’inizio del Messiniano (7,1 milioni di anni fa). Le vicende geologiche fanno il loro corso, fattori e agenti determinano condizioni e premesse che collimano solo con certe conclusioni e risultati. Dalla perfetta coincidenza della causa con l’effetto, le materie scientifiche ci insegnano, si creano situazioni e non altre, e le storie cominciano a nascere proprio dopo il corso della natura: e contribuiscono quindi le une alle altre al grande corso dell’umanità. Particolare e universale coincidono, come il grande col piccolo, come il micro con il macro, e ciò a cui portano è ancora inscritto in una naturale necessità: la forma del caso per noi che guardiamo diventa un destino per la civiltà.

Dai calanchi, specialmente nella zona faentina, derivò la lavorazione e la successiva decorazione della maiolica (o appunto faience) conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Il dinamico moto della terra ha fatto il resto, dando origine all’Appennino. Per riconoscere al territorio la sua forma attuale, bisogna spingersi indietro nel tempo e pensare a grandezze diverse, che non sono quelle dell’uomo, ma della natura, a testimonianza di come tutto sia sistema e come le connessioni siano la chiave di volta per comprendere tutto l’esistente.

Arte, maiolica e storie

Passato e presente si tendono la mano, quasi sovrapposti. Ci inoltriamo per la via degli Asini, caratteristico tratto di percorso sopraelevato dove gli asini trasportavano il materiale gessoso di provenienza dalle cave. Stiamo entrando nel centro di Faenza, per visitare la storica Bottega d’arte ceramica Gatti.

Siamo accolti dal titolare Davide Servadei, che gestisce con la sorella Marta le attività della Bottega fondata dal nonno nel 1928. Ci colpisce questa storia di famiglia: il costruire un sogno importante che continua attraverso le generazioni.

La maiolica, come tanto altro, è questione di stile: di linguaggio, di interpretazione. Ecco perché possiamo dire che fin dal principio la Bottega Gatti ha significato eccellenza e ricerca nella lavorazione, segnando tendenza nel design e nell’arte contemporanea italiana. La storia di Riccardo Gatti è infatti legata alla maiolica come all’arte. Aderisce al Movimento Futurista di Marinetti e realizza con gli artisti del Movimento una collaborazione che consentirà alla Bottega essere punto di riferimento per gli artisti più celebrati del panorama mondiale. Storicità e artisticità convogliano dal passato al presente. Vano è creare separazioni, divisioni anche solo concettuali dove possiamo vedere invece continuità e proseguimento naturale, coinvolgimento e naturale contiguità. Comprendere questo è capire come tutto è importante e tutto porta a qualcosa nel campo dell’umano.

Il vino sostenibile

Conoscere il territorio vuol dire anche concedersi una visita con degustazione alla Tenuta Masselina a Castel Bolognese, proprietà del consorzio vitivinicolo Cevico di Lugo. In questa piccola realtà vinicola, i vini tipici sono prodotti all’insegna della sostenibilità dalla grande realtà di Cevico. In questo luogo dalla bellezza tutta naturale vedono la loro luce una serie limitata di vini, dal Pignoletto al Sangiovese, e una limitatissima produzione vinicola di prestigio stagionata in anfore di terracotta realizzate da un laboratorio faentino.

Ci accompagna Marco Nannetti, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Cevico, consorzio di cinquemila soci produttori dislocati prevalentemente in Emilia-Romagna. Apprendiamo la natura che fa buono il vino e la saggezza che trova i suoi modi per produrre con eccellenza.

Legami nel territorio

Dalle alture di Castel Bolognese torniamo al centro storico di Faenza. In Comune ci attende il Sindaco Giovanni Malpezzi, Presidente dell’Unione della Romagna Faentina. Questa realtà è nata nel 2012 e riunisce i comuni di Castel Bolognese, Solarolo, Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme.

Un altro virtuoso esempio di come produrre legami durevoli: relazioni e pratiche che si incontrano per valorizzare e difendere il territorio, con particolare riguardo alle persone, gli attori delle pratiche quotidiane che costituiscono risorsa preziosa e unica.

Momento finale per fissare le emozioni della giornata è la cena alla Tenuta Nasano di Riolo Terme impreziosita dall’intervento della Direttrice del Museo Internazionale della Ceramica Claudia Casali che ha guidato i commensali in una immaginaria ma entusiasmante visita fra le esposizioni di uno dei più importanti musei al mondo dedicati alla ceramica.
Così finisce anche questa giornata che ci ha portato dal Pliocene al Futurismo, dal vino alla maiolica, dal geologo al politico: tutto ha senso entro un percorso che restituisce circolarità e armonia alle esperienze praticate sul territorio.

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