Questione di consapevolezza. La storia di un incontro. Rondine, 5 dicembre 2016

img_3747La mia mission

Che cosa vuol dire essere se stessi. Che cosa può voler dire avere consapevolezza di chi siamo, realmente. Di chi siamo di più e di chi siamo davvero. Pensare a questo, farlo nostro, comunicarlo e saperlo trasmettere. Una mission, la mia mission.

Una domanda che nasce con la civiltà. Già al tempio di Apollo ci si recava per conoscere se stessi. Là si recò Edipo. Ogni volta che ci facciamo, a noi stessi, questa domanda possiamo raggiungere un poco di consapevolezza in più. Dalla consapevolezza di chi siamo, subito si origina l’altra necessità per noi. Quella di esprimerci, come è naturale. Esprimere chi siamo, nei modi che conosciamo o che apprendiamo, ma con l’intento di comunicare agli altri e di tracciare ponti verso di loro.
La società spesso, la realtà e l’ambiente ci pongono limiti: limiti contingenti o strutturali. Limiti, ad ogni modo, che ci chiedono di difenderci, di ricrederci, di indossare maschere e ci trasformiamo in attori, allora, che recitano il loro ruolo su un palcoscenico sociale.
Che cosa ho trovato nei ragazzi della Quarta di Eccellenza a Rondine? Ho trovato autenticità, ho trovato desideri e volontà.
Ho rivisto me stessa, a diciassette anni, al liceo classico di Pescara. E ho rivisto i miei sogni, le mie speranze, la paura di tutto ciò che mi impediva di essere pienamente me stessa e di esprimermi come avrei voluto allora quando non potevo.
Ho invitato i ragazzi alla consapevolezza di loro stessi e li ho indirizzati a trovare il loro scopo nella vita: una vita senza la paura di poter essere ciò che vogliamo essere e soprattutto una vita dove possiamo comunicare e esprimere chi siamo realmente. Senza la paura della società. Per quello che siamo: un unicum, unici, non replicabili.
Davanti a questi ragazzi, di 17-18 anni, ho provato l’emozione di comunicare a chi porta dentro se stesso, con forza e con energia, lo slancio di chi si è pienamente. Quella forza che tutti abbiamo avuto e che da grandi qualcuno non ha saputo conservare. Ma che in questi ragazzi risplende. E mi sono sentita al mio posto, con loro, insieme, a scoprirci come persone che credono in se stesse. Questo può tradursi in valore per noi, per il territorio, per la società, nel segno del rispetto e dell’amore.

La Quarta di Eccellenza a Rondine

I ragazzi di cui sto parlando sono quelli che fanno parte della Quarta d’Eccellenza, a Rondine, con un progetto che coinvolge i giovani che vogliano fare esperienza di un’offerta formativa innovativa e dinamica, che innalzi la consapevolezza di sé e l’orientamento nel mondo attraverso la conoscenza dell’altro, della diversità, delle culture. Un viaggio che inizia fuori di noi e che termina in noi, in nuove acquisizione di chi siamo. Il valore del dialogo incontra il valore della trasformazione del conflitto e infonde formazione emotiva e relazionale.

Che cosa è stato stare con loro? La mia esperienza è stato il punto da cui partire. E poi chiarire a noi stessi chi siamo. Sono tante le discipline che affrontano questo tema: il tema dell’essere. Dalla filosofia, alla religione, alla psicoanalisi, alla PNL.

Insieme abbiamo affrontato tecniche di evoluzione personale, ma sarà la loro finalità più profonda che li porterà a scrivere un progetto con ricaduta sociale sul territorio e realizzarlo. Per partire, un racconto breve di loro ma poi arricchito con le riflessioni e le domande su chi siamo, sui nostri valori, sulle nostre convinzioni e sulle nostre capacità. Così, è divenuto possibile pensare a un piano per perseguire un obiettivo con lavori di gruppo eseguiti collettivamente. Perché per portare a compimento un obiettivo ben formato occorrono il dialogo interno, la confidenza con noi stessi e la consapevolezza di sé, nell’ambito di un posizionamento strategico personale che renda realizzati i nostri obiettivi.

Il miglioramento personale

Quando pensiamo a cosa fare, dove andare, come fare, stiamo ponendoci degli obiettivi. Proprio come questi ragazzi ora. E allora, un modello che può aiutarci a comprendere a che punto siamo nel nostro cammino e quale parte del percorso ancora sia da conquistare può essere utile e prezioso considerare il modello fornito dalla Piramide di Dilts. Ogni livello di questa piramide trova la sua base in quello sottostante e proprio così noi possiamo vedere e capire in che modo progredire e se esiste un blocco per progredire. Il modello focalizza sul presente e ci apre al tempo in cui i nostri progetti si vedranno realizzati.

Cosa vorrei

Vorrei che questi ragazzi riuscissero a mantenere la forza che hanno oggi , la voglia di cambiare e di raggiungere obiettivi, di credere in se stessi e di attuare i loro progetti per il valore del territorio e della comunità che in esso risiede e si alimenta.
Vorrei incontrarli ancora, nei nostri percorsi che probabilmente si congiungeranno in qualche modo secondo qualche volontà, ancora.
Ho toccato l’autenticità, ho attinto a chi sono realmente e ho trasmesso la consapevolezza di crede in se stesso, in ciò che fa e nella civiltà.

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