Ricchezza non è benessere.

Enzo Spaltro ha dedicato la sua vita allo studio delle tematiche della psicologia del lavoro e delle relazioni industriali. Tra gli studiosi italiani, risulta senza dubbio il più riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.

La Fondazione Enzo Spaltro ha organizzato la Conferenza :

“ GENERARE RICCHEZZA: COMUNITA’ E BENESSERE” che si terrà ad Argelato venerdì 20 ottobre 2017 dalle 10 alle 16.

Relatori: Sara Cirone, Roberta Lasi, Greta Panini, Enzo Spaltro, Isabella Covili Faggioli.

Perché il lavoro

Come abbiamo visto, Enzo Spaltro ha studiato la psicologia e le relazioni umane in un particolare ambito: quello del lavoro. Lavoro che ha al suo centro l’uomo: l’uomo come persona umana, immerso nelle relazioni sociali, intento a realizzare se stesso nelle sue caratteristiche umane più peculiari e preziose per la propria crescita e per l’evoluzione della civiltà.

Il lavoro quindi pone al suo centro la persona: la persona come essere naturale e spirituale, dotata di intelletto e di facoltà di scegliere, dotata ossia di responsabilità.

Il lavoro si sostanzia allora come ambito in cui la persona – ogni persona – può maturare una propria realizzazione e dare un senso alla propria responsabilità. Ecco perché gli studi di Enzo Spaltro sono molto vicini al nostro pensiero, che pone ogni volta al centro la persona nella sua autenticità e insostituibilità. 

Capitale e lavoro: una contrapposizione del passato

Che cos’è l’usurpazione di cui parla Blaise Pascal nei suoi Pensieri? Quell’usurpazione che – una volta introdotta irragionevolmente – è stata poi giustificata come ragionevole, autentica e eterna? Questa usurpazione è il denaro ossia la ricchezza. La ricchezza oggetto di creazione e di transazione. Quella ricchezza e quel denaro che il capitale produce. Ma oggi non siamo più alle contrapposizioni ottocentesche tra capitale e lavoro, contrapposizione storica che ha tutto il sapore del passato. Oggi, nel frame capitalistico, valutiamo invece la nuova contrapposizione tra capitale produttivo e capitale improduttivo

Capitale produttivo e capitale improduttivo: la nuova contrapposizione

Abbandonate e superate le contrapposizioni ottocentesche, oggi consideriamo quella tra capitale produttivo (capace di generare benessere) e improduttivo (capace unicamente di creare denaro). L’assunto alla base risiede nella convinzione che benessere non sia sinonimo di denaro, ossia ricchezza. Arrivare a questa consapevolezza condivisa implica uscire dagli assunti del capitalismo stesso. Significa la fine di un modello economico che ha come premessa una nozione di crescita potenzialmente infinita. Ma noi oggi sappiamo che la crescita infinita decreterebbe la fine della nostra stessa esistenza e che il benessere e la felicità non sono voci assimilabili o proporzionali al PIL.

Il benessere 

Al concetto di ricchezza, che ha accompagnato tutto il percorso del capitalismo, si  va sostituendo il concetto di benessere. Un concetto non più parziale, ma olistico, che annovera e considera più dimensioni in connessione tra loro. Il benessere non è più associato alla crescita. Più volte abbiamo ricordato i principi naturali che regolano un’economia sostenibile che possa realizzare benessere, quei principi unici e credibili capaci di generare valore e coesione sociale. Gli unici in grado di garantire equilibrio, giustizia, pace universale e grazie ai quali l’umanità possa cooperativamente e rispettosamente realizzare sistemi di relazione sociale ed economica, in una prospettiva sistemica fuori da ogni logica parziale.

L’intangibile e l’immateriale

Chi l’ha detto che solo ciò che vediamo esiste? La scienza ha già ammesso come questo non sia vero. Anche l’economia sta raggiungendo le stesse conclusioni della scienza: riconoscendo l’importanza fondamentale di quegli elementi immateriali chiamati intangibili. Nell’evoluzione dell’impresa oggi diventa fondamentale il processo di creazione di valore che deriva dalla gestione degli intangibili. Questo tema sarà al centro delle riflessioni del convegno: un convegno che riporterà il discorso economico sul suo punto fondamentale, l’uomo, e non il viceversa. 

Un passo indispensabile per il percorso della civiltà.

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