Una condotta sostenibile capace di unire il “forte” con il “debole”

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Quando si parla di turismo sostenibile si parla prima di tutto di rispetto per l’ecosistema del territorio che si va a visitare, ma allo stesso tempo questa attenzione va posta anche nei confronti della cultura locale. Il turismo non deve in alcun modo incidere negativamente sul benessere delle popolazioni con cui viene a contatto. Questa prospettiva, di stampo umanistico, rimanda a un termine a mio avviso molto sentito nell’ambito della sostenibilità, mi riferisco alla parola «responsabilità». Un’etica del turismo orientata alla tutela e al rispetto in particolare dei paesi del Terzo Mondo o di quelli in via di sviluppo dove spesso si concentra un grande patrimonio di bellezze naturali o manufatte dall’uomo nel corso dei secoli. La mia riflessione sta tentando di tracciare una prospettiva più generale, ma non è ancora il momento: prima infatti vorrei tentare di portare all’attenzione un altro esempio. Riflettendo sulla mia esperienza nel campo del management, trovo molti riscontri a livello concettuale con l’approccio del turismo sostenibile. La sostenibilità d’impresa è infatti applicare al management quegli stessi valori che caratterizzano ad esempio la gestione della vacanza da parte del turista sostenibile. Management e turismo sono gestioni, dall’etimologia latina gestus, sono «gesti», azioni che incidono sull’ambiente e sulle persone. Ecco che infatti l’approccio di un’azienda dev’essere il medesimo di quello di un turista accorto: così l’impresa, che in questa faccenda incarna lo stesso ruolo del turista occidentale che è “forte” rispetto alle popolazioni “deboli” che va a visitare, è “forte” rispetto al suo territorio e per questo la sua condotta dovrà essere responsabile, rispettosa e attenta al benessere dell’ambiente che la circonda e della comunità che è parte integrante dell’ambiente stesso. Agendo in modo sostenibile, e qui la prospettiva diventa più che mai generale, si agisce in modo virtuoso, perché si crea un legame fra “forte” e “debole” che non può che generare quell’«equilibrio» di stampo ciceroniano che rinvia al “bene di tutti”. La sostenibilità applicata ai diversi ambiti culturali con cui l’uomo (il “forte”) incide sull’ecosistema (il “debole”) è in grado di creare quel legame fra le due parti che genera positività, benessere ed equilibrio. Questa non è un’utopia, ma un traguardo alla portata di tutti. Questo è il “senso” che noi de “Il Senso Ritrovato” vogliamo diffondere a beneficio di tutti.

1Commento
  • Paola

    22 settembre 2015 at 11:22 Rispondi

    Restituire un verso agli eventi, trovare un senso alla realtà, tracciare un discorso per iniziare una nuova narrazione d’impresa: non sono fatti di poco conto, anzi. Sono i fatti che contano per dire di sì al domani..complimenti per le vostre azioni d’impresa.

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