Rwanda. Dal teatro alla pellicola, la nascita di un film

rwuandaRwanda: paese africano, guerra civile, ma non solo, prima spettacolo in teatro e ora film. La versione cinematografica di un progetto che è storico perché animato, come punto di partenza e di approdo, dal concetto di persona.

Siamo qui proprio per questo: perché oggi, sabato 30 luglio, la conferenza stampa annuncia che lo spettacolo di Marco Cortesi e Mara Moschini diventa un film. Un film che parla di una storia, di vittime, di persone, un film che parla della collaborazione che lo rende possibile, un film che mette in relazione l’arte con la vita e la vita con la comunità.

Dicevamo che al centro del progetto Rwanda (e del teatro civile) esiste il concetto di persona. Che cosa è infatti la vicenda umana, la storia, il mondo se non l’intreccio della vita di persone? A loro volta, queste sono l’esito di esistenze, di storie individuali e collettive, che attraversano, alternandosi, il grande palcoscenico della realtà. Retorica affermare questo, no, forse no: qualsiasi azione è profondamente immersa nelle storie delle persone perché è essa stessa frutto del loro essere. Le persone sono interrelate insieme, come le relazioni nel territorio e la cooperazione: la vita di comunità si realizza in questo orizzonte strettamente personale. Dall’evento pubblico singolo e episodico, all’azienda, infine, tutta la comunità si concretizza nelle sue persone. Chiediamoci, come fanno ogni volta Marco Cortesi e Mara Moschini, qual è il tratto unico, che sia comune a tutte, ciò che le renda uniche, distinguibili e quindi realmente tali. La risposta a questa domanda è la scelta di essere ciò che si è. Di ciò che si può essere, che si deve essere ma anche di quello che si vuole essere. Nell’attuale orizzonte storico e economico, sta a loro raccontarci e narrare la storia delle esistenze personali. Attraverso il teatro civile le opere drammatiche ci parlano, in definitiva, di un concetto molto importante anzi decisivo: di responsabilità. Perché la responsabilità è quella di scegliere e di agire come si vuole essere e come si vuole che il mondo sia.

Agire, responsabilità, scelta. Abbiamo parlato di questo e ad un tratto ci è immediatamente chiaro come tutto sia circolare, come tutto sia un grande rimando ad anello per cui, infine, parlare di cinema, teatro, comunità o mondo aziendale nulla cambia: stiamo sempre parlando della stessa realtà, dove al centro si pone la persona.

Ecco perché Sara Cirone ha scelto di promuovere e sostenere Rwanda: perché scegliere, essere responsabili e trovarsi a esprimere qui la propria libertà si colloca al centro della cultura sociale e dell’impresa. Perché, in fondo, crediamo che la libertà abbia una dimensione, e che questa non sia sconfinata, ma orientata dalla responsabilità.

Sara Cirone Group non poteva non volere promuovere e sostenere Rwanda: perché dove c’è persona c’è comunità e dove c’è comunità serve responsabilità per la buona scelta.

Oggi, Sara Cirone Group ha scelto di dire di sì. Sì a Rwanda e sì ai valori immateriali che attraverso il film assumono una loro realtà tangibile e fruibile per passare e arrivare a molti.

Un film, questo, che vuole parlare di persone. Autentico, libero, responsabile. Proprio come l’agire che abbiamo in mente.

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